Sengyo Van Leuven
Sutra du Kesa - Takkesa Ge
L'enseignement du kesa va au-delà de toutes les dualités, des oppositions, c’est le vêtement de Bouddha, ou pour citer Dogen : « le Corps de Bouddha ».
Il s’agit d’une telle affirmation qu’on ne peut faire autrement que de le porter avec grand respect et s’interroger sur ce qu’il signifie réellement pour nous. Est-ce l’habit de zazen ou seulement un autre vêtement qu’on endosse ?
Quel regard portons-nous sur le kesa ? Est-ce que nous portons un regard personnel sur le kesa, ou non ? Est-ce qu’on peut suivre le kesa ou non ? Ce sont des questions qui méritent d’être posées.
S’il y a des points qui semblent difficiles à accepter ou à suivre dans l’enseignement du kesa, comme Maître Deshimaru le répétait, alors il est impossible de recevoir (spirituellement) le kesa.
Le sutra du kesa est très court, seulement quatre lignes, et pourtant il contient tout l’enseignement du bouddhisme et il permet de transmettre toute la pratique et l’enseignement de Bouddha jusqu’à nous. « Jusqu’à nous » signifie que grâce à tous ceux qui nous ont précédés, grâce à leur pratique, c’est notre responsabilité quand on reçoit un kesa de le porter, de pratiquer. Nous avons la responsabilité afin de permettre aux générations futures de le vivre correctement....

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Sengyo Van Leuven
Morogoro (Tanzania) - Pasqua 2007
Sin dall’inizio prendete bene cura della
vostra postura. Assicuratevi che siete seduti in modo che la postura
sia ben bilanciata, che il peso del corpo sia uniformemente diviso
tra sinistra e destra; avanti ed indietro; che sia ben centrato
dalla vita in su. Lasciate cadere in avanti le gambe, le ginocchia,
le anche. Rilassate tutto. Lasciate andare tutte le tensioni. Nello
stesso modo dalla vita in su spingete con la sommità del
capo verso il soffitto in modo dolce e rilassato. Il mento
e’ rientrato e lo sguardo e’ rivolto verso il pavimento
senza che la testa segua la direzione dello sguardo. Rilassate le
spalle la mascella e la lingua. La lingua appoggia sul palato direttamente
dietro l’arcata superiore. Il vostro respiro lentamente e
profondamente va’ fino alla fine dell’espirazione. Osservate
bene come state respirando. Osservate bene che espiriate completamente
prima di inspirare nuovamente.
Essere concentrati sulla postura esatta e sulla respirazione libera
la nostra mente. Non inseguite i pensieri, lasciateli passare come
nuvole nel cielo spinte dal vento, allo stesso modo i nostri pensieri
sono mandati via da una profonda espirazione. Al termine dell’espirazione,
tutti i pensieri sono spariti. La mente e’ liberata
dalla supremazia che normalmente diamo ai nostri pensieri. Ci rendiamo
conto che alla fine i pensieri non sono così importanti.
Il tempo di zazen è il tempo di ristabilire l’unità
tra il corpo e la mente. Il periodo di zazen è il tempo di
essere totalmente vivi, qui ed ora, unito. Quello che sorge dalla
nostra mente non è poi così importante, come
ce ne prendiamo cura è più importante e ancora
di più è il risultato finale dell’azione del
lasciare cadere, del lasciare andare. Questa è l’esperienza
più importante che si può fare nella vita, è
portare la mente ad essere centrata, ad essere una sola mente, centrando
la nostra vita, con equilibrio. Così fermiamo i pensieri
vaganti che ci disturbano, portandoci via dal qui e ora, portandoci
nell’illusione. Attraverso la concentrazione e l’osservazione
ci ritroviamo seduti al centro del cuore dell’esistenza, trovando
la libertà.....

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Sengyo Van Leuven
Roma - giugno 2006
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Prendete cura della vostra postura. Basculate il
bacino in avanti in modo che siate seduti in mezzo al perineo e
sugli ischi. Le gambe sono incrociate armoniosamente, ben equilibrate
tra la parte destra e la parte sinistra. Poi tirate la colonna vertebrale
verso l'alto. Si mantiene la testa dritta, spingendo con la cima
della testa verso il soffitto. Il mento è rientrato, la bocca
chiusa, i denti si toccano e la lingua è posata dentro gli
incisivi contro il palato.
Gli occhi restano aperti. Solamente lo sguardo è rivolto
verso il suolo. Non fissate un punto in particolare. La mano sinistra
è nella mano destra. Le dita ben orizzontali. I pollici si
uniscono in un contatto leggero e delicato e formano un ovale ben
aperto insieme agli indici.
Rilasciate le spalle senza che questo si traduca nella debolezza
d'energia delle mani che restano ben in contatto con il basso ventre.
Si distendono tutte le tensioni del basso ventre. Non rilasciare
solamente a livello della parete davanti del ventre, ma anche tutti
gli organi all'interno, distendere il perineo, le natiche. Non abbiate
paura di lasciare la presa di questa regione del basso ventre.
La respirazione diventa sempre più profonda ed ampia. E così
si può portare tutta la concentrazione verso l'interno. Si
resta attenti all'equilibrio delicato tra tensione e distensione
e si ritorna costantemente a questo equilibrio delicato e fragile.
Si vedono immediatamente gli eccessi di rilassamento o di tensione
che si producono sia nelle nostre attitudini corporali che in quelle
mentali. Tutta l'attenzione è rivolta verso sé stessi.
E' così che si entra progressivamente nella concentrazione
di sé per eccellenza. Ci sono molti metodi per il raccoglimento
che sono stati insegnati. Ma la concentrazione di Zazen è
quella che viene chiamata "il Re di tutte le concentrazioni".
E' il Re del Samadhi. Vivere interamente questa concentrazione,
questo raccoglimento è entrare nel Samadhi, nel Re del Samadhi.
Cosi' la giusta osservazione e' possibile....

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Sengyo Van Leuven
Savona - settembre 2004
Durante zazen abbiate cura della vostra postura. La vostra postura deve essere in equilibrio, a un tempo slanciata verso l’alto, ma dall’altra parte radicata al suolo. La colonna vertebrale è estesa, la nuca tesa, il mento rientrato. Rilasciate tutte le tensioni inutili ora nella vostra postura. Mantenete il taglio delle mani in contatto con il basso ventre, ma rilassate bene le spalle. Lasciate che le spalle cadano verso il basso e all’indietro. Rilassate bene il basso ventre, affinché tutto il peso del corpo possa premere bene al livello del perineo sullo zafu.
Una volta che avete rivisto bene tutti i punti importanti della postura, per aiutare la vostra concentrazione concentratevi sul contatto tra i pollici. Questo contatto è estremamente leggero, non c’è nessuna pressione. Giusto un contatto. Per utilizzare un’immagine, se voi doveste tenere un foglio di carta molto sottile, il contatto dei pollici non lascerebbe nessun segno su questa carta. Avete notato che in certi momenti siete distratti e trascinati dai vostri pensieri. Nel momento in cui notate che state pensando consciamente, che siete persi nei vostri ricordi, nei vostri progetti, nei vostri...

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Sengyo Van Leuven
Savona - settembre 2003
Durante zazen non lasciatevi trascinare dai vostri pensieri, ma tornate invece costantemente alla concentrazione sulla postura, alla vostra attenzione sulla respirazione. Diventate completamente uno con la postura. Diventate l’espirazione quando espirate e l’inspirazione quando inspirate. La respirazione è ampia, fluida e profonda.
All’inizio abbiamo bisogno di fare uno sforzo per assumere la postura più giusta possibile. Incrociamo le gambe, incliniamo il bacino in avanti in modo che l’ano non tocchi lo zafu e prendiamo con forza appoggio sul suolo con le ginocchia. Rilassiamo bene il ventre e lasciamo cadere tutto il peso del corpo sullo zafu. Se siete seduti così il resto della vostra postura è diritto ed energico. Senza che vi sia più un solo sforzo da fare.
Se siete seduti con questa buona base e con la respirazione giusta tutto il resto del corpo può rilassarsi, possiamo rilasciare tutte le tensioni inutili che sono ora nella postura. Tutto il corpo può rigenerarsi con l’ossigeno e l’energia circolare liberamente. ...

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Sengyo Van Leuven
La giusta meditazione
Durante zazen, ricordatevi in ogni istante i punti importanti della postura.
Inclinare il bacino in avanti, in maniera di essere seduti sul perineo, quel punto del corpo che si trova tra i genitali e l’ano, questo permetterà di lasciar premere le ginocchia sul pavimento.
A partire dalla vita, raddrizzare la schiena nella sua postura naturale, anatomica.
Per l’uomo moderno significa che bisogna allungare, stirare la schiena poiché siamo tutti curvi a causa del nostro lavoro, le abitudini di stare seduti dietro le scrivanie, in ufficio, anche le sedie moderne, essendo mal fatte, fanno sì che il bacino rimanga inclinato indietro, cosa che non fa altro che aumentare la curvatura della schiena.
Se la schiena è curva, la cassa toracica viene compressa così è impossibile respirare profondamente, normalmente, se non si può respirare ampiamente e profondamente, questo crea sensazioni di angoscia, di stress anche inconsciamente e questi sentimenti hanno una profonda influenza sulla nostra esistenza, soprattutto se non sono coscienti.
Durante la pratica di zazen si ha l’occasione di entrare più intimamente in contatto con il proprio corpo, di vedere dove si trovano i difetti, anche di sentire presente, cosciente ciò che è presente inconsciamente.
Se questo crea all’inizio confusione, angoscia apparentemente supplementari, in realtà non fa altro che portare in primo piano ciò che era già presente per creare la possibilità di tagliare alla radice ciò che da vita a questi sentimenti di angoscia, di malessere, di stress
La pratica di zazen ci conduce ben al di là del lasciare la presa con l e angosce, i malesseri e diviene essa stessa la realizzazione dell’insegnamento di Budda, lasciando cadere tutto ciò che ha a che vedere con i bonno, i veleni: l’odio, l’avidità, l’ignoranza.
Di seguito lascia cadere tutte le fabbricazioni mentali, tutto ciò che ha a che vedere con la coscienza personale, lo spirito pensante, lasciare passare i pensieri , ciò crea una calma, che di conseguenza lascia spazio alla gioia della pratica ma anche da questo si lascia la presa, anche di questa gioia si va al di là.
Se ci attacca, questa gioia diventa limitata, se si va al di là si produrrà la felicità della pratica cosa che è già un po’ più stabile, poiché la gioia non è che un’emozione che va e viene.
Ma anche a questa felicità non ci si attacca, così si realizza uno stato di equanimità, una calma interiore enorme, una serenità che non viene turbata dalle emozioni negative come l’odio, la collera, la gelosia, l’impazienza.
Non è nemmeno disturbata dalla felicità, dalla gioia, così la pratica dell’Ottuplice Sentiero non significa arrivare ad uno stato di felicità, ma ad uno stato di libertà completa, totale, libertà da ogni emozione, da ogni stagnazione, da ogni attaccamento a qualunque stato sia.
E’ per questo che la pratica, la meditazione giusta è la pratica dello spirito che non dimora su nulla.
La pratica di zazen è la meditazione, la libertà di spirito che può essere paragonata ad un torrente che scorrendo verso il basso, continua a riversarsi aggirando rocce e ostacoli.
E’ lo spirito che non rimane attaccato ad alcuna cosa, durante la pratica, liberamente traversa tutti gli ostacoli, tutti gli stati mentali di dolore o di gioia.
Realizzare questo stato di spirito è il punto essenziale della pratica di zazen è praticare il primo precetto di non uccidere, non uccidere la propria natura di Budda che è impermanente, mutevole, adattata in ogni istante alla realtà del qui e ora.
Lo spirito che si blocca su di un concetto, una certa immagine di sé, un’emozione, è uno spirito che uccide la possibilità di essere, di evolvere e dunque uccide la natura di Budda. |